Il testo analizza la religiosità popolare nel mondo greco come un fenomeno complesso, profondamente radicato nelle pratiche rituali, nei miti e nella vita quotidiana della comunità. La religione greca, caratterizzata dall’assenza di dogmi, trova espressione attraverso feste, sacrifici e culti strettamente legati alla natura, all’interno dei quali le divinità incarnano le forze fondamentali dell’esistenza; in questo contesto, il mito svolge una funzione normativa e culturale, orientando i comportamenti e i valori condivisi della società. Accanto a questa dimensione tradizionale emerge tuttavia una riflessione critica, rappresentata in particolare da Socrate, il quale introduce una concezione più interiorizzata del divino attraverso la figura del daimon. Le conseguenti accuse di empietà rivolte ai filosofi mettono chiaramente in luce l’intimo legame sussistente tra la religione e l’ordine politico all’interno della polis. Il saggio approfondisce inoltre specifici riti e credenze popolari, quali i culti agricoli di Demetra, le feste dionisiache, i sacrifici e il rito del pharmakòs, evidenziando il costante rapporto tra la dimensione del sacro, la natura e la vita sociale, in cui spicca la funzione comunitaria delle grandi feste religiose come le Panatenee. Infine, l’analisi mette in luce la continuità storica tra la religiosità antica e le successive forme di devozione cristiana, sottolineando come la pietà popolare, pur trasformandosi nel corso del tempo, mantenga inalterate alcune costanti simboliche e risponda a bisogni profondi legati al rapporto dell’uomo con il divino.