L’articolo analizza la tensione epistemologica e pastorale tra il modello dell’“autoconsapevolezza della fede” (affermatosi nel post-Concilio) e la “fede popolare”. L’autore esplora il passaggio dalla parola-chiave “evangelizzazione” che dagli anni ‘70 ha determinato una profonda svolta ecclesiale — che spesso ha guardato con sospetto alle tradizioni ataviche — verso una prospettiva di “mistica popolare” promossa da Papa Francesco. Attraverso un’analisi critica dei pregiudizi razionalisti, il contributo propone un modello di sinodalità in cui la fede popolare non sia solo oggetto di purificazione, ma “luogo teologico” capace di offrire alla Chiesa codici linguistici e simbolici vitali per l’inculturazione del Vangelo.