A sessant’anni dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, il saggio riesamina il rapporto dialettico tra azione liturgica e pii esercizi. Superando il rischio di un “panliturgismo” o di una visione puramente rubricistica, l’autore sostiene la tesi di una “reciprocità asimmetrica”: se la liturgia rimane fons et culmen, la pietà popolare agisce come una “risorsa profetica” che apporta alla celebrazione emotività, corporeità e partecipazione attiva dei laici. Il lavoro evidenzia come una feconda interazione tra liturgia e pietà popolare possa rendere quest’ultima meno clericale, più fraterna e materna, e dunque più vicina alla vita quotidiana del popolo di Dio.