La via della pace nella “terra di mezzo”: il pensiero cinese come orizzonte educativo

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di Federica Migliaccio

Nel quadro del laboratorio interdisciplinare “Gestire il conflitto per costruire la pace”, promosso dall’Area di Scienze Umane dell’ISSR Interdiocesano “SS. Apostoli Pietro e Paolo” – Area Casertana di Capua, il 14 Marzo 2025 si è svolto l’incontro di approfondimento “La via della pace nella ‘terra di mezzo’: un viaggio nelle religioni e nelle filosofie dell’Asia Orientale”.

L’incontro ha proposto un percorso di riflessione volto a esplorare il concetto di pace a partire dal pensiero cinese e dalle principali correnti religiose e filosofiche che ne hanno plasmato la cultura: Confucianesimo, Daoismo e Buddhismo, lette non come sistemi in competizione, ma come tradizioni capaci di convivere in una forma di armonico sincretismo.

La visione tradizionale della Cina come “Paese al centro del mondo” non è stata presentata in senso geopolitico, bensì simbolico e cosmologico: la pace emerge come condizione naturale dell’ordine del mondo, fondata sull’equilibrio tra cielo, terra e umanità. In questo orizzonte culturale, la continuità religiosa rappresenta un elemento fondante: il passaggio da una tradizione all’altra avviene per integrazione e non per rottura, come espresso dal concetto di 三教合一 sānjiào héyī, secondo cui tre dottrine sono una sola.

Nel Confucianesimo, la pace nasce dall’educazione morale dell’individuo e si estende progressivamente alla famiglia, alla società e allo Stato. L’ordine del mondo dipende dalla coltivazione dell’interiorità e dalla qualità delle relazioni, in una visione fortemente etica e comunitaria.

Il Daoismo propone invece una pace intesa come armonia con il Dao, la Via che governa l’universo. Il conflitto nasce quando l’essere umano si allontana dall’ordine naturale, imponendo forzature e comportamenti aggressivi. Centrale è il principio del 无为 wúwéi, la “non-azione”, intesa non come passività, ma come capacità di agire senza violare l’armonia delle cose. In questa prospettiva, la pace è il risultato di un atteggiamento di ascolto, misura e rispetto dei ritmi naturali, anche nella gestione del potere e dei conflitti.

Il Buddhismo, infine, colloca la pace sul piano interiore: essa nasce dalla trasformazione della sofferenza attraverso la consapevolezza, il superamento dell’attaccamento e la pratica del Sentiero Ottuplice. La pace non viene cercata all’esterno, ma coltivata dentro di sé.

La presentazione ha evidenziato come anche testi apparentemente legati alla guerra, come il celebre “L’arte della guerra” di Sunzi, contengano una profonda riflessione sulla pace: la vittoria più alta è, infatti, quella ottenuta senza combattere. Emblematica infine è l’espressione 化干戈为玉帛 huà gāngē wéi yùbó, che invita a trasformare le armi in giada e seta, ovvero il conflitto in armonia e cooperazione.

L’approfondimento si è poi tradotto in esperienza laboratoriale. Al termine dell’incontro, hanno avuto modo di accostarsi ai rudimenti della calligrafia cinese 书法 shūfǎ e hanno tracciato il carattere 和 hé, simbolo di pace, armonia ed equilibrio. L’attività ha favorito concentrazione, lentezza e consapevolezza del gesto, trasformando il segno grafico in esperienza educativa.

Le opere realizzate sono state infine condivise attraverso la piattaforma Padlet, creando uno spazio di dialogo e restituzione collettiva.

L’intero laboratorio “Gestire il conflitto per costruire la pace”, che ha visto la partecipazione dei proff. Sergio Tanzarella, Paolo Graziano, Rosa Lorusso, Antonietta Santoro, Gianmichele Marotta e Francesco Accardo, è stato riconosciuto come attività valida ai fini dell’aggiornamento dei docenti di Religione Cattolica.