di Arturo Formola e Salvatore Saggiomo
In merito alle recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, secondo cui i suicidi in carcere sarebbero in calo e il sovraffollamento sarebbe imputabile prevalentemente alla magistratura, esprimiamo forte preoccupazione e profondo dissenso. Tali affermazioni rischiano di restituire un quadro parziale e fuorviante della reale condizione delle carceri italiane, che continua a essere segnata da gravi criticità strutturali, carenza di servizi, sovraffollamento cronico e insufficiente tutela del diritto alla salute. Forse il caro Ministro soffre di una amnesia istituzionale, oppure non è a conoscenza del fatto che solo all’inizio di questo anno si sono già verificati due suicidi negli istituti penitenziari, tra cui uno nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, struttura seguita direttamente dal Garante dei Diritti dei Detenuti della Provincia di Caserta.
Dietro ogni numero c’è una persona, una storia, una sofferenza. Parlare di “dati in calo” senza affrontare le cause profonde del disagio detentivo significa ignorare una realtà che continua a produrre dolore, isolamento e morte.
La sociologia della devianza e delle istituzioni totali ci ricorda che il carcere non è un semplice luogo di custodia, ma un ambiente che può amplificare vulnerabilità preesistenti, generare nuove forme di sofferenza e produrre effetti disumanizzanti quando le condizioni materiali e relazionali vengono meno. Come sottolineava Erving Goffman, nelle istituzioni chiuse il rischio di “mortificazione del sé” è elevato: privazione, stigmatizzazione e mancanza di prospettive possono diventare fattori che incidono direttamente sulla salute mentale e sulla capacità di resilienza delle persone detenute. Ignorare questi elementi significa non comprendere la natura sistemica del disagio carcerario e ridurre la complessità a una lettura meramente numerica. Ricordiamo che la pena non può mai tradursi in abbandono, e che la dignità umana e il diritto alla cura non si sospendono con la detenzione. È dovere delle istituzioni garantire assistenza sanitaria adeguata, supporto psicologico continuo e condizioni di vita rispettose dei principi costituzionali. Continueremo a portare all’attenzione delle istituzioni competenti le gravi emergenze che vivono i detenuti quotidianamente nei penitenziari della provincia di Caserta, chiedendo interventi immediati, concreti e responsabili.
Il carcere non può essere un luogo di rimozione delle coscienze. È, al contrario, uno specchio della qualità democratica del nostro Paese: ciò che accade dietro le sbarre parla di noi, della nostra capacità di tutelare i diritti anche quando è più difficile farlo.
Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti dei detenuti della Provincia di Caserta
Arturo Formola, docente di sociologia generale presso l’ISSR interdiocesano “Ss Apostoli Pietro e Paolo” area casertana-Capua